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Lo Scompenso cardiaco: la “nuova” peste

Lo scompenso cardiaco è una condizione clinica dovuta all’incapacità del cuore di pompare una quantità sufficiente di sangue per far fronte alle necessità dell’organismo. Lo scompenso cardiaco colpisce tra i 20 e 25 milioni di persone in tutto il mondo. In Abruzzo si è arrivati a 5 ricoveri ogni 1000 abitanti. La malattia colpisce soprattutto dopo i 60-65 anni. Le cause più frequenti di scompenso cardiaco sono: la malattia ischemica del cuore (“angina” e “infarto”), la pressione sanguigna alta (ipertensione), il diabete, le disfunzioni delle valvole cardiache, le cardiopatie congenite (difetti presenti alla nascita), la cardiomiopatia (ingrandimento del cuore).

Il cuore riduce la sua capacità di accogliere e pompare il sangue e questo porta ad una serie di alterazioni che colpiscono polmoni, reni, fegato fino ad estendersi a tutti gli organi. I sintomi della malattia sono: difficoltà a respirare o “fame d’aria” (sintomo principale), spossatezza, tosse con un muco schiumoso che compare quando ci si sdraia, nausea e inappetenza.

I segni sono: il gonfiore delle gambe e dei piedi, riduzione della diuresi, gonfiore della pancia con ingrossamento del fegato, fino a confusione e perdita di memoria, quando il cuore non riesce a pompare sufficiente sangue al cervello. A parte la visita cardiologica, gli accertamenti diagnostici di base che servono per identificare lo scompenso cardiaco, evidenziarne la gravità, individuare la giusta terapia e controllarne gli effetti, sono: gli esami del sangue, l’elettrocardiogramma (ECG), e l’ecocardiogramma. Molto spesso la Cardio Risonanza Magnetica risulta di notevole aiuto per inquadrare la malattia del muscolo alla base dello scompenso e per valutare alcuni parametri difficilmente valutabili solo con l’ecocardiografia.

Esistono 4 stadi dello scompenso:

Stadio A: il paziente è asintomatico e non presenta anomalie del cuore, ma è ad alto rischio di sviluppare uno scompenso cardiaco: ipertensione, diabete, obesità, colesterolo alto nel sangue, fumo di sigaretta, ecc. In questo ambito l’obiettivo è quello di prevenire lo scompenso cardiaco.

Stadio B: il paziente ha una malattia del cuore ma non presenta i sintomi dello scompenso. In questo caso, oltre agli obiettivi dello stadio A, l’obiettivo della cura è quella di usare farmaci che evitino al cuore di dilatarsi e di consumare energia.

Stadio C: la malattia del cuore si manifesta con i sintomi e i segni dello scompenso cardiaco. Oltre agli obiettivi dei precedenti stadi dobbiamo ridurre l’introduzione di acqua e di sale, aumentare la diuresi con farmaci diuretici, controllare il peso costantemente ed eventualmente di effettuare trattamenti più invasivi: pacemaker biventricolari, bypass, chirurgia della mitrale.

Stadio D: Questo è l’ultimo stadio perché la malattia è talmente grave che il paziente lamenta i sintomi anche a riposo. Gli interventi sono di natura ultra-specialistica e competono al cardiochirurgo che può intervenire con: trapianto cardiaco; assistenze ventricolari (macchine che si possono inserire nel corpo del paziente o immediatamente al di fuori e che, collegate al cuore del paziente, ne sostituiscono la funzione); cuore artificiale (una macchina che si posiziona al posto del cuore e meccanicamente assolve alle funzioni del cuore).

Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica caratterizzata da riacutizzazioni e che per questo è meritevole di continui controlli ed eventuali aggiustamenti terapeutici. L’evoluzione della terapia farmacologica ha permesso di migliorare notevolmente la prognosi di questi pazienti, rimanendo drammaticamente infausta nello stadio D, dove il 50% muore entro 2 anni senza un intervento. L’aumento della prevalenza di scompenso cardiaco si è tradotta in un cospicuo incremento dei ricoveri ospedalieri con discomfort dei pazienti e dei familiari.